La Traversata della Germania

1600 km attraverso una Germania fatta di boschi a non finire e piccoli paesini

PREFAZIONE

La Germania mi ha sempre attirato. Sarà per i suoi paesaggi verdi… sarà per il cibo o la birra buona, leggera, economica… o sarà perché è ricca di storia, antica e recente.

In realtà mi è bastato guardare qualche foto su internet per decidere che questa sarebbe stata una delle mete per l’estate 2017.

La mancanza di tempo per pianificare un giro come si deve mi ha fatto optare per la partecipazione al BikePacking Trans Germany: 1600 km da Basilea fino al Mar Baltico con qualche puntatina in Svizzera e in Repubblica Ceca.

Il giro è già bello ancora prima di iniziare; la sera prima della partenza siamo riuniti a mangiare würstel in un parco appena fuori dalla città e già si bivacca sotto una tettoia di legno. Nonostante le previsioni incerte per l’indomani sono già carico!

Giorno 1

IL VIAGGIO COMINCIA

Oggi è il 2 Luglio 2017.

Io e la mia Salsa Fargo siamo a Basilea.

La mattina piove. Classico. Infatti sono addobbato come un pagliaccio: giacca arancione, pantaloni neri, copriscarpe gialli. Tutto rigorosamente in gore-tex.

Dopo la foto di rito si parte, contento del fatto che pedalando ci si scalda e che il viaggio ha ufficialmente inizio.

I primi chilometri si pedalano lungo il Reno, fiume a dir poco maestoso. Le ruote in alcuni tratti scorrono su un sentierino a pochi centimetri dall’acqua. Seguo le raccomandazioni che Achim ci ha dato alla partenza:

“portate rispetto verso tutti e salutate sempre”. Questo è facile, lo faccio già.

“Non cadete nel fiume”. Ci provo.

Prima di entrare in Germania si rimane per qualche ora in territorio Svizzero, cosa che mi costringe a spendere un capitale per una misera brioche. Durante i miei viaggi in bici però la seconda colazione è un rito e non ne posso fare a meno.

Adeguo la mia strategia di conseguenza, stabilendo che il pranzo verrà tassativamente consumato in Germania. Insieme al tedesco Jakob, col quale pedalo qualche decina di chilometri, ordino un piattone di kebap e patatine nell’unico posto aperto di un piccolo paesino. Inizio a scoprire a mie spese che la domenica è giorno di chiusura di ogni cosa in Germania, compresi bar e ristoranti.

Dopo una novantina di chilometri, nel primo pomeriggio la strada inizia a salire, e si affronta la “Hell’s Kitchen”, un piccolo canyon verdeggiante da risalire a spinta. Lo adoro. Sembra di essere in un’altro mondo, quasi tropicale.

Poco dopo perdo Jakob, che deve procedere più lentamente a causa dei due grossi borsoni pieni di roba che lo rallentano in salita. Io mi diverto sulle bellissime strade forestali tedesche, tra salite e discese. Di tanto in tanto si incontra una capanna di legno con panche e barbecue. Nonostante un cielo nero che mi sovrasta minaccioso, cade solo qualche gocciolina di pioggia e io procedo felice immerso nella natura. Niente è diverso da come me lo aspettavo.

Alla sera l’obiettivo è raggiungere un campeggio per fare una doccia calda e riprendermi. Sono molto stanco e negli ultimi chilometri procedo lentamente. Ho fame. La felicità di aver raggiunto il campeggio si spegne praticamente subito. Sono le 20:15 e la cucina è già chiusa. Non ho cibo con me, quindi riparto.

Dopo poche centinaia di metri la fortuna gira. Devio dalla traccia e passo in un paese che si chiama Mohringen (Tuttlingen) dove trovo miracolosamente un pub aperto (l’unico). L’atmosfera è calda e intima. I proprietari sono seduti al tavolo a bere birra con gli amici. Io spalanco la porta bagnato e infreddolito. “Can I have something to eat?” e gesticolo con la mano verso la bocca. “Essen? Ja! Ja!”. L’assenza del menù mi costringe a ordinare l’unica cosa che capisco tra le tante che mi vengono elencate in tedesco: wurstsalat. Un’insalata di würstel e formaggio come non l’avevo mai mangiata e di cui non potrò fare a meno per tutto il viaggio. Ovviamente devo reintegrare anche i liquidi quindi mi scolo un’ottima birra tedesca.

Riparto pieno di energie alla ricerca di un posto in cui campeggiare. Lo trovo al km 153, a Tuttlingen, dove trovo anche Norbert, che fa parte dell’organizzazione. La notte sarà fredda e mi invita a dormire a casa sua. La bici infangata sta in casa. Io vengo nutrito con un piatto tipico tedesco il cui nome non saprei ripetere; comunque è un involtino di carne. La doccia calda è un toccasana e come tocco il letto cado in un sonno profondo.

Giorno 2

LA SIGNORA DEL BAR

Mi sveglio completamente riposato, il che è un ottimo presupposto visto che dovrò affrontare le montagne.

Prima di partire accudisco la mia bici eliminando un po’ di fango dalla trasmissione.

Norbert mi accompagna in bici fino alla traccia e da lì mi inoltro nelle colline boscose, lasciando alle mie spalle il Danubio, che qui non è altro che un fiumiciattolo.

Oggi c’è il sole e la temperatura è mite. Rimarrà così tutto il giorno. Condizioni perfette per pedalare.

Attraverso campi coltivati e piccoli paesini fatti di sole casette e fattorie.

Ho bisogno di una seconda colazione: trovare un bar tra questi insediamenti contadini non è facile, ma ce la faccio. Ordinare un caffè è difficile. Pagarlo ancora di più. Nonostante i miei sforzi sembra che si ostinino a volermi preparare un altro caffè invece di farmi pagare quello appena consumato. Problemi di lingua. Sembra che tra me e la signora del bar l’unica parola in comune sia “caffè”.

La cosa buffa è che quando entro nella macelleria-panetteria che c’è di fianco al bar per comprare qualcosa per pranzo esce dalla porta che da sul retro la stessa signora! Oddio!

Tutto però va per il meglio e riesco a uscire con la mia insalata di würstel e un paio di panini ordinati a gesti.

La rete di strade forestali si estende per centinaia di chilometri, e tutte sono bellissime, quasi sempre nel bosco e con un fondo molto scorrevole, sebbene qualcuna sia un po’ ripida. Non conto più i chilometri pedalati e i metri di salita. So solo che a un certo punto mi trovo sulla cresta di una montagna e vedo tra gli alberi la grande pianura distendersi sotto di me.

È la Germania che mi immaginavo. Io che pedalo nei boschi, trovo una panchina e mi fermo ad ammirare la pianura la in basso. Poi pedalo ancora, e davanti a me appare lo spettacolo di un castello arroccato sulla sua montagnetta.

Nel pomeriggio faccio scorte per la sera al supermercato e trovo anche una simpatica signora italiana con la sua apecar che vende gelato. Non posso non mangiarlo.

Durante la giornata incontro un altro biker, Alex dalla Danimarca, sulla sua Salsa Deadwood. Pedaliamo insieme fino a quello che è denominato check point 1 del trail: il castello di Lichtenstein, bello e maestoso, sulla cima della montagna.

Le nostre foto scattate qui saranno esposte durante la Trans Continental Race di quest’anno, come omaggio al tristemente scomparso fondatore Mike Hall, essendo questo posto un passaggio comune ai due eventi.

Gli ultimi chilometri di pedalata li facciamo al tramonto col sole di un arancione infuocato che illumina distese di alberi verdissimi sotto di noi, finché raggiungiamo una casetta di legno in mezzo al bosco, dove incontriamo un altro biker, Jaume, Catalano, arrivato poco prima.

Simao a pochi chilometri da Reutlingen, sulla cresta di una montagna boscosa.

Mentre ci conosciamo ceno come se non ci fosse un domani (weiss würstel, salmone affumicato, formaggio, insalata di würstel e thè con biscotti).

Con lo stomaco pieno, mi sdraio nel calore del mio sacco a pelo e mi abbandono al sonno.

Giorno 3

LA CASA DEI RATTI

Nel bosco fa freddo al mattino, e scaldarsi con un bel caffè caldo è d’obbligo prima di partire. Benedetto sia il fornelletto a gas!

Riparto da solo. Ho i miei tempi e il mio ritmo e non voglio affrettarmi per stare dietro agli altri.

Le solite fantastiche strade forestali mi portano attraverso boschi e pascoli, e mi concedo anche una deviazione dalla traccia per vedere una piccola cascata e laghetto con canali di acqua scavati nella roccia.

Dopo un paio d’ore di pedalata incontro i soliti problemi con i bar/ristoranti tedeschi. Nonostante veda pile di uova a non finire non riesco mai a ottenere un’omelette perché trovo sempre i locali chiusi. Mangio del pane e formaggio che mi danno per pietà e poi riparto.

Per fortuna ogni tanto trovo un paese dove posso saccheggiare torta e caffè per recuperare le energie. Ne è un esempio il borgo di Bad Urach, con le sue casette caratteristiche, colorate e con le travi in legno a vista sulla facciata.

Ogni volta che devo ripartire mi dispiace lasciarmi alle spalle paesi tanto accoglienti.

Poche pedalate mi riportano nel bosco e i paesaggi sono altrettanto belli.

Di tanto in tanto mi fermo a scambiare due chiacchiere con ciclisti locali che mi chiedono dove vado così carico. “Attraverso la Germania. Tutta.”

Raggiungo anche Alex, che si è fermato a un tavolo a mangiare insieme a una coppia del luogo. Signore e signora sulla cinquantina, che spiccicano anche qualche parola in italiano e ridono sentendo le mie parole “caldo… salita… che fatica!”. Ci donano la frutta secca che stavano mangiando e ci riempiono di barrette ai cereali dicendo che saranno molto più utili a noi che a loro. Fantastico.

Poco più tardi pranzo al sacco su una delle infinite panchine con vista panoramica che si trovano ovunque lungo strade e sentieri.

Dopo pranzo il caldo inizia a farsi sentire e diventa l’ostacolo principale da superare. Mi costringe addirittura scendere dalla bici sulla salita quasi verticale e totalmente assolata del monte Wassenberg.

Nel pomeriggio si alternano momenti di crisi dovuti al caldo a momenti di esaltazione per i bellissimi posti attraversati: pascoli, boschi, piccole valli dove l’unica attrazione è una fontanella d’acqua e un tavolo con due panche…

Parole che per me significano paradiso.

Incedo lentamente per il resto del pomeriggio in un clima torrido approfittando delle discese per riportare il mio corpo a temperature umane.

La giornata culmina in un tramonto strepitoso e la luce calda del sole illumina e riscalda le dolci colline che attraverso, e filtra tra gli alberi con riflessi dorati quando sono nella foresta.

Sono le ore 21:00 quando penso di fermarmi a caso nel bosco, ma l’incontro con un probabile bracconiere armato perfino di pistola mi fa desistere. Mi dice che stanno cacciando e sarebbe più sicuro dormire vicino a una baracca di legno. Mi indica la direzione per la sua, ma io proseguo molto oltre, trovandone una bella e abitata da grossi topacci.

Sono in una foresta tra le città di Bartholoma e Essingen e non sento alcun rumore se non quello degli animali nel bosco. La soffice erba davanti al portico è un letto perfetto e dopo la solita cena da campo mi sdraio sotto un tetto di stelle.

Io fuori al freddo, i topi dentro al caldo.

Giorno 4

L’AGOGNATA DOCCIA

Oltre al caffè al mattino scaldo anche le calze. Non voglio iniziare a pedalare coi piedi freddi.

Non passa neanche un’ora che già sono immerso nelle colorate e rumoreggianti atmosfere del mercato di Aalen. Compro della frutta e una bomba alla crema, ottenuta per esclusione perché la frase “I’d like something with cream” non sortisce alcun effetto, se non quello di ottenere un elenco di ingredineti delle varie brioches. Alla parola “Vanilla” stoppo la simpatica signora dicendo “Ja, vanilla!”.

Gusto le 1500 kCal appena comprate rilassato su una panchina all’ombra.

Boschi e paesi con mercati si susseguono e io mi diverto come un bambino a passare di bancarella in bancarella a comprare cibo a gesti, lanciando monete a caso per pagare. Danke!

A Ellwangen porto a casa uno strano insaccato, dei panini tedeschi (laugenbrot), un formaggio al peperoncino e indovina un po’… insalata di würstel.

Oggi il caldo è ai massimi livelli e le soste sono numerose. Panchine , alberi, casette di legno, spiazzi erbosi, tutto è buono per una pausa purché ci sia ombra.

La Germania continua a stupirmi quando verso sera mi sdraio sotto un albero vicino a un bivacco di legno. Sono in mezzo ai pascoli al limitare della foresta. Il paese più vicino è lontano forse 1 km. Eppure c’è il wifi gratuito qui!

Si fa ora di cena e cerco di raggiungere un campeggio indicato sulla mappa. Ho bisogno di una doccia.

Stessa strategia di Jaume, che raggiungo proprio là.

Il campeggio però è semplicemente un prato in riva ad un piccolo lago, con cessi annessi. Niente di più.

Meglio così!

Ne approfitto per fare un bagno (doccia) nel lago che mi rigenera più di qualunque altra cosa.

Poi mangio ammirando i riflessi rosati delle nubi che si specchiano nel laghetto di Hornau.

Sarà un po’ umido stanotte e per non rischiare l’attacco delle zanzare mi cospargo di spray anti-insetti. Magari questo non sarà il posto perfetto per dormire, ma è bellissimo!

Giorno 5

IL MIRACOLO DELLA BIRRA

Il sole che mi picchia in faccia mi sveglia. Jaume è già partito.

Il caldo si sente subito e i miei buoni propositi di fare tanta strada nel fresco del mattino svaniscono in un secondo.

Inoltre sono stupido! Non ho messo le scarpe nella sacca… sono tutte umide. Va be. Da vagabondo quale sono in questo momento mi metto a pedalare con le Crocs cinesi. Quasi quasi lo farò sempre…

Arranco sulle salite e prendo aria per raffreddarmi in discesa. Supero paesini dove di bar non c’è neanche traccia. Solo fattorie.

Per fortuna attraverso Erlangen, dove c’è vita, e mangio una pizza da un kebabbaro turco che parla italiano. Meno male, almeno riesco a comunicare che voglio le cipolle.

Rincontro Jaume che sta mettendo nastro addizionale sul suo manubrio. Gli fanno male mani e tendini. Anche io accuso un po’ di dolore ma non voglio modificare ora la bici. Cercherò di cambiare più spesso l’impugnatura sul manubrio. Funziona.

Il pomeriggio è ancora più caldo del precedente e sono necessarie numerose soste rinfrescanti presso fontane e bar.

La traccia passa qualche decina di chilometri sopra Norimberga e noto che le strade sono più assolate. Meno foreste, più coltivazioni.

L’ora del tramonto mi accoglie come sempre coi suoi colori e le sue temperature che mi ridanno una valanga di voglia di pedalare. Incontro di nuovo un territorio ricco di boschi, sempre verdissimi. Un vecchio castello presidia l’inizio di una valle sperduta, costeggiata da una vecchia ferrovia. È fantastica.

Ho voglia di continuare a pedalare ma non ho energie. E qui succede il miracolo. Scorgo in lontananza un birrificio. che ci sia anche…. Biergarten annesso! c’è, ed è pieno di gente.

Si chiama HELD BRÄU in Oberailsfeld.

Dopo pochi secondi ho in mano la mia birra media, pagata un’inezia, 2,30€ se non ricordo male.

La gusto diretta, a stomaco vuoto. È incredibile, risulta leggerissima e gustosissima.

Le energie pervadono il mio corpo e in men che non si dica sto pedalando come un razzo.

Anche l’indecisione mi pervade e non so se iniziare a cercare un posto per la sera o spingere a palla a oltranza, quando trovo Jaume in un piazzale a bordo strada presso un acquedotto. Decisione è presa. Mi fermo qui a mangiare e dormire. C’è un bel tunnel che può essere usato come riparo in funzione del cielo che da blu sta diventando grigio tendente al nero.

La strategia si rivela perfetta. Nell’istante in cui finisco di mangiare inizia a piovere.

Ci infiliamo nel tunnel di cemento e prepariamo i nostri sacchi.

Il sonno è riposante anche se interrotto di tanto in tanto da fulmini che cadono come pioggia rimbombando vicinissimi.

Giorno 6

SORPRESE NEI BOSCHI

Mi alzo e faccio tutto con calma, salutando Jaume che parte sempre prima.

Alzarsi e pedalare al mattino è difficile per me, soprattutto quando i vestiti sudati del giorno prima non asciugano.

Inizialmente c’è il sole, ma dopo pochi chilometri, superata Bayreuth, il tempo minaccia brutto e mi fermo preventivamente per la seconda colazione a Goldkronach, un paesino molto carino. Le persone presenti si appassionano al mio viaggio, chiedendomi da dove arrivassi e dove mi sarei diretto.

Riparto vestito da pioggia. Penso sia ormai imminente. E invece si alza il vento che spazza via il nero in pochi minuti. La giacca da pioggia non serve più. Ora il clima è ventoso. Sono contenti i vestiti sudati, che possono asciugarsi.

Pedalo immerso in foreste bellissime. Costeggio torrenti, Supero paesi con case verdi, gialle, azzurre… Rientro nella foresta. Sono solo. Sono in pace.

No aspetta… non sono solo. Dietro una curva in mezzo alla foresta c’è un ostello. Sono al settimo cielo. Vedo uscire i piatti della cucina e quando è il momento di ordinare mi basta dire: “Voglio quella cosa che ho visto passare. E una birra!”. Assaporo la carne con patate e uova. La gusto. Mi godo questo momento fino in fondo. E poi riparto, salutando il simpatico gestore che ha cercato di farsi capire parlando mezzo inglese e mezzo tedesco.

Nel pomeriggio navigo tra i 500 e i 700 metri di quota, su bellissime strade che d’inverno fungono da piste per lo sci di fondo.

Verso le 16:00 arrivo in terra di confine ed entro in Repubblica Ceca per qualche chilometro.

A un certo punto su una salita assolata mi sento chiamare “Giorgio!!”; la voce proviene da un giardino a bordo della strada.

Come è possibile?

Una simpatica coppia sulla sessantina sta seguendo i partecipanti su internet, e quindi sanno chi passa. Mi danno acqua senza neanche chiedere e vogliono fare una foto con me. Jaume è passato da circa un ora e li ha avvisati del mio probabile arrivo imminente.

Quanta popolarità per un misero turista nel mezzo del nulla. Sono felice di averli conosciuti e riparto con l’immagine di loro che agitano le mani in segno di saluto.

Rientro in Germania, e stavolta incontro il temporale. È alle mie spalle e devo fuggire.

Perdo un po’ di tempo ad Adorf per comprare le provviste al supermercato (e ammirare i banchi pieni di cibo) e percorro velocemente i chilometri davanti a me.

È ormai sera, quindi decido di deviare dalla traccia e raggiungere una casetta di legno al limitare del bosco. È soprelevata e ha la veranda con vista lago. Senza dubbio sarà la mia casa per stanotte.

La doccia è imperativa e mi sono attrezzato. 1 saponetta e 1,5 litri di acqua in bottiglia. Non è stato molto rilassante, ma almeno sono pulito. Più o meno…

Ceno in veranda all’imbrunire con una volpe che mi tiene compagnia e mi addormento sereno alla luce della luna. Questo per me è un albergo 5 stelle!

Giorno 7

Il pranzo e la bottiglia d’acqua

Oggi sono un baraccato. Non che gli altri giorni non lo sia… ma oggi di più.

I vestiti sudati non asciugano e li appendo ad ogni appiglio sulla bici. Sto pedalando col mio pigiama. Si ovvio, sono vestiti tecnici, ma sono quelli che devono rimanere tassativamente asciutti per la notte e che non dovrei mai usare per pedalare. Me la rischio.

Oggi si entra ed esce dalla Repubblica Ceca di continuo. Un paesino Ceco di confine, Potucky, mi sorprende perché è invaso da cinesi con le loro bancarelle che occupano ogni pertugio a bordo strada.

Approfitto di questo barlume di civiltà per fare colazione. Prezzo ridicolo. Mi abbuffo.

Poi entro nei boschi.

Strade bellissime si snodano in mezzo alle foreste talvolta di terra battuta o ghiaia e talvolta asfaltate.

Sono quasi in cima al monte Fichtelrberg e vedo una baracca di legno col camino fumante. C’è un sacco di gente. Entro… Esco con in mano un piatto di pane, würstel e senape. È il sogno!

Tutto intorno la gente è occupata a corre, camminare e andare in bici, oppure a mangiare il suddetto würstel.

Galvanizzato da questi posti magici nella foresta riparto per superare alcune cime, dove il vento non perdona e freddo e lesto si infila dappertutto. Non può che essere così, sono in montagna.

Non sembra di essere molto in alto, perché i boschi sono fitti, ma ci sono impianti di risalita e una vecchia pista di bob ormai in decadenza. Credo che d’inverno qui la neve non manchi di certo.

All’ennesimo passaggio in Repubblica Ceca mi fermo per pranzo. Tutto è desolato e decadente, ristorante compreso, ma l’ospitalità è come sempre oltre ogni aspettativa.

Comunicando a gesti ottengo una birra, un piatto gigante di patatine fritte e due fettazze di pollo impanate. 4,50€ il totale.

Ogni posto che incontro sembra più bello del precedente, e mi spiace sempre lasciarlo. Ma puntualmente ne incontro uno ancora più bello.

Tocca alla Germania sorprendermi. La traccia mi porta in una valle isolata, con prati verdi sofficissimi, circondata da pini e con un piccolo torrente che la taglia in due. Risalendo la valle mi sembra di essere un una posto creato dalla mia fantasia, è incredibile. Pianterei qui la mia dimora definitiva, sotto forma di casa di legno o tutt’al più pietra.

Però proseguo, nonostante il vento che mi sferza.

Mi faccio furbo e compro un po’ di provviste anche per l’indomani, che è domenica. Non voglio impazzire per trovare locali aperti quindi farò un sacrificio e pedalerò un po’ con lo zaino, contente le preziose energie per il mio motore.

Infine cala la sera, e inizio a pianificare la sosta per la notte.

Allo stesso prezzo del mio pranzo (4,50€) acquisto una bottiglia da 1,5 litri d’acqua in un hotel tedesco, ultimo baluardo prima di molti chilometri di bosco dove intendo passare la notte. Acqua extra lusso.

Ritrovo anche Jaume, che dorme nella fermata dell’autobus sull’altro lato della strada.

Non fa per me. Preferisco il bosco.

Dopo qualche decina di minuti raggiungo la casetta di legno che avevo segnato sul mio piano di viaggio e sono già contento di avere un tetto sopra la testa quando mi accorgo che è piena di vespe. Saggiamente opto per dormire fuori.

Mi trovo sempre vicino al confine e sono una cinquantina di chilometri a sud di Dresda.

Dopo la cena, mi stendo per terra e mi addormento verso le 22:30.

Un temporale passeggero mi sveglia verso le 2, quando qualche goccia mi cade sul viso. In dormiveglia monto velocemente un telo sopra di me, usando una panchina come sostegno, e in men che non si dica sono di nuovo addormentato.

Giorno 8

IL GIGANTE BUONO

Sto facendo colazione nel momento in cui passa Jaume. Lo saluto e gli dico scherzando che lo ribecco alla sera, come sempre. Sarà così.

Oggi attraverso ancora un pezzo di Repubblica Ceca. Alcuni sentieri sono un po’ scassati e il numero di pale eoliche è incalcolabile. Dovrei affrontare le ultime salite prima della grande pianura, ma che salite! Sono dei muri!

Prima di rientrare in Germania pedalo con un ragazzo della Repubblica Ceca, che mi segue per un pezzo credendo che io stia andando nella giusta direzione per lui. Si fida perché ho un gps. Dopo un po’ ci salutiamo e lui, ormai fuori rotta, torna sui suoi passi. La direzione era giusta per me, non per lui…

Di nuovo in Germania pedalo quasi sempre nei boschi e il solito spettacolo mi attente. Sulla cima di una montagna posso ammirare una distesa di pini a perdita d’occhio da una roccia alta una decina di metri, con una scala metallica per raggiungerne la sommità.

C’è anche un cartello che spiega delle cose… ma è tutto in tedesco e io non lo capisco.

Nel pomeriggio rientro nel mondo civilizzato attraversando una cittadina sul fiume Elba, dove ancora una volta trovo un italiano che fa pizze e gelati. Questa cosa inizia a darmi da pensare, e tramite una piccola indagine scopro che se la passa bene.

Il cielo si rabbuia, coprendosi di nuvole, ma non piove.

Attraverso una zona industriale, dove ci sono ancora vecchie fabbriche e centrali elettriche costruite con mattoni a vista.

Sono a una ventina di chilometri sotto Bautzen, e seguo le strade che si snodano sempre tra foreste e campi coltivati e le nuvole lasciano di nuovo spazio all’azzurro del cielo. Torna il caldo. Tornano le pause all’ombra.

Nel tardo pomeriggio la stanchezza si fa di nuovo sentire, ma nonostante questo, come previsto, raggiungo Jaume.

Procediamo insieme intenzionati a raggiungere un ostello indicato sulla mappa.

Mi serve una doccia, me lo dice il mio naso.

Mentre pedaliamo chiacchieriamo un po’ e scopro che è un insegnante di religione con la passione del cicloturismo. Mi racconta di tutti i viaggi che ha fatto. Sono tantissimi!

Scopro anche qualcosa di più sulla Catalogna, dove lui vive.

E insieme affrontiamo le difficoltà tipiche di un viaggio.

La prima difficoltà la incontriamo per la mancanza di acqua. Dobbiamo suonare a una casa per chiederne un po’. Una signora si chiude dentro; comprensibile dato il nostro aspetto trasandato. Ma da una porta vicina esce un’altra signora che capisce al volo e ci riempie le borracce. Suo marito nel frattempo ci offre dell’aranciata e apre il suo garage per mostrarci orgoglioso le sue bici.

Ospitalità tedesca!

L’ostello è ormai vicino e facciamo le ultime pedalate tra una pausa e l’altra alla luce del tramonto.

La seconda difficoltà la incontriamo al paese dell’ostello. Sono poche case. Mentre aspettiamo la signora dell’ostello ci informiamo e scopriamo che l’unico ristorante è ovviamente chiuso. Mentre ci ingegniamo per trovare una soluzione ecco che il signore che ci aveva dato informazioni esce di nuovo dalla sua casa con un sacchetto pieno di cibo per noi. Non ci credo.

Rimarrà sempre nella mia testa quest’uomo. Alto 2 metri, sui 130-140 kg. Vestito con calzoni corti, canottiera macchiata e ciabatte logore ai piedi. È un gigante; ed è anche di una gentilezza e generosità infinita.

Ospitalità tedesca!

Io e Jaume recuperiamo le energie mangiando al caldo e al coperto, mentre fuori il solito temporale serale imperversa violentemente.

Finalmente una doccia! Finalmente un letto! Questa notte mi ristorerà completamente.

Quanto mi sbaglio! Purtroppo le zanzare infestano l’ostello e anche lo spray ha poco effetto. E la temperatura all’interno è troppo alta. Questa è la notte fatale. Quella che doveva regalarmi una rigenerazione completa mi da solo tre ore scarse di sonno.

Giorno 9

LA GERMANIA DELL’EST

Inizia il giorno più difficile di tutto il viaggio. Almeno per ora. La notte quasi insonne mi fa sentire la fatica moltiplicata per 10. I tafani che mi assalgono provocano le mie ire e devo ammettere che qualche imprecazione e bestemmia mi scappano.

Credo che il nervosismo che ho addosso sia dovuto al fatto che mi aspettano centinaia di chilometri di pianura. Io odio la pianura!

Ah l’ho detto che ci sono strade di sabbia? Si sabbia! Si procede a rilento con grande dispendio di energie.

Oggi il tempo è peggiorato e qualche acquazzone mi colpisce anche durante il giorno. E le strade di sabbia e terra si bagnano, rendendo il fondo lentissimo.

In questa zona della Germania noto un grande contrasto tra ville nuove e tenute come gioielli e vecchie fabbriche ed edifici totalmente abbandonati.

Sono vicino alla Polonia, ma la vedo solo dall’altra parte del fiume Lusatian Neisse.

Si nota chiaramente che il paesaggio è cambiato. Si respira nell’aria e si vede nell’architettura e nella natura.

Le città sono fatte di edifici squadrati prevalentemente bianchi, con ampi viali.

Cerco di recuperare le energie dormendo su una panchina e concedendomi un pranzo tranquillo nella cittadina di Forst.

Al pomeriggio la situazione meteo migliora e il sole forte impone un paio di strati di crema solare.

Verso le 15:00 raggiungo un altro checkpoint del percorso. Una terrazza panoramica sulla miniera di Jaenschwalde e annessa centrale elettrica con svariate torri di raffreddamento. Rimango qualche decina di minuti in contemplazione, un po’ per riposare e un po’ per ammirare questa opera colossale.

Qualche strada di sabbia mi da sui nervi, sono troppe. Però si incontrano tanti laghi e strade bellissime che tagliano le foreste, alcune lastricate di pietroni che spaccano le braccia, ma fanno sentire il profumo di altri tempi.

Nei tratti scorrevoli mi piace allungarmi sulla bici con braccia distese in avanti, pedalando rilassato.

Per cena decido di essermi meritato un buon pasto a base di pesce. Mi costa una deviazione di 3 km dalla traccia per raggiungere Beeskow, sul fiume Spree. Ne vale la pena.

Dopocena è difficile pedalare, vuoi per il freddo, vuoi per la pioggia che ricomincia a cadere, vuoi per la stanchezza.

Sto raschiando il fondo del barile e quando vedo un albergo a bordo strada non ci penso due volte e mi infilo nel cortile.

È un edificio imponente, bianco col tetto rosso, con l’edera che ricopre tutta una facciata, immerso in un parco bellissimo. Una stradina di ghiaia conduce al portone d’ingresso. Tutto è molto curato.

Temo per il prezzo, ma con 40 euro ho la stanza e colazione a buffet. Nello stato di stanchezza in cui sono non chiedo di meglio.

Il direttore mi fa mettere la bici nel garage di legno al centro del giardino insieme ad alcune moto d’epoca e l’impiegata della reception comunica con me usando Google Traduttore. Sono felice della decisione di fermarmi. Sono al caldo, ho una doccia, un letto come si deve e domattina colazione a buffet.

Questa notte il mio fisico rinasce.

Giorno 10

LA PISTA NASCOSTA

Finalmente sono riposato. Ormai il tempo è quasi agli sgoccioli e se voglio arrivare fino al mare devo sbrigarmi.

Per fortuna appena lascio l’hotel incontro una serie di piste ciclabili asfaltate in mezzo a foreste bellissime. Sono di buon umore perché pedalare è piacevolissimo.

Fa freschino e il bosco è pieno di animali. Ne vedo tantissimi.

Passo molto vicino a Berlino (20km) e nella mia testa frulla l’idea di andare a farci un giro, ma poi non avrei tempo di arrivare al Mar Baltico, questo è certo. Pedalo svariati chilometri indeciso sul daffarsi. Dopo una pausa pranzo sulla panchina di un piccolo paese decido di proseguire.

Nel pomeriggio però il percorso si complica. Ci sono strade di ciottoli che spezzano le braccia, numerosissime zanzare e tafani molto aggressivi, strade di sabbia (le odio!!) a non finire, “single track” infestati da ortiche e qualche sentiero dove aggirare gli alberi caduti è difficoltoso.

Riesco a combattere tutte queste difficoltà grazie ai bei paesaggi che ancora fanno da contorno, ricchi di fiumi e laghi. Oppure grazie a piacevoli scoperte come una panetteria proprio all’uscita di un bosco dove si può comprare un gelato rinfrescante.

Nel tardo pomeriggio il tempo cambia repentinamente: il vento si alza all’improvviso e in pochi minuti il cielo si fa nero e incomincia a piovere. Ho giusto il tempo di ripararmi sotto un trespolo di legno per mettermi i vestiti in gore tex, poi l’acqua inizia a filtrare tra le assi, quindi riparto.

Speravo durasse meno e invece la pioggia mi accompagna per quasi un’ora, trasformando le strade in grosse pozzanghere.

Pedalo immerso in una foresta maestosa, accompagnato solo dal rumore della pioggia, dei tuoni e delle mie ruote che solcano il fango.

È difficile pedalare in queste condizioni: stanco, affamato e su un terreno scivoloso e per nulla scorrevole.

Verso le 20:30 raggiungo un posto bellissimo, uno degli obiettivi personali di questo giro: una pista per aerei circondata da Hangar mimetizzati sotto collinette di terra. Il tutto è abbandonato a se stesso in una radura in mezzo a una foresta. Il cielo scuro e la nebbia che si alza dal terreno gli conferiscono un’atmosfera cupa e sinistra. Mi sembra quasi di vedere i fantasmi dei soldati e gli aerei pronti a partire. è il mio posto!

Non ho dubbi, cenerò e dormirò dentro uno di questi hangar. È un peccato non essere arrivato qui un oretta prima, non avrei infangato bici e vestiti.

Non c’è nessun riferimento a questo posto. Cerco anche su internet ma non trovo nessun nome, nessuna foto, niente. So solo che sono una sessantina di chilometri a nord di Berlino in linea d’aria.

Il mio alloggio per la notte è uno dei migliori di questo giro.

Giorno 11

LA SCELTA

Partenza difficile. Non faccio neanche dieci metri e mi accorgo che il freno davanti non funziona. Il fango di ieri ha accartocciato la molletta che tiene separate le pastiglie e ne ho persa una. Riparo e riparto.

Nonostante la notte sia stata riposante non sono in condizione. Ne fisica ne mentale.

Le strade sono molto sabbiose e spesso devo procedere a piedi. A piedi in pianura!!! A mezzogiorno non ho fatto che qualche decina di chilometri ma sono già stremato. Inoltre nella mia testa continua a frullare il pensiero che sarà necessario prendere due battelli, e l’idea di avere un tempo limite per arrivare all’ultima corsa mi mette pressione.

La traccia mi condurrà al mare eventualmente, ma ci vorranno ancora oltre 200 km di pianura. Mi rifiuto di pedalare ai 10 km/h senza sfruttare le strade forestali o le bellissime ciclabili.

Ripenso al viaggio fatto. Alla grande fatica che ho fatto lungo le salite affrontate durante i primi 1000 km. Ma che soddisfazione mi hanno dato!

Poi la pianura. 600 km. Troppi per me. È già tanto averne percorsi 400, con tutte le difficoltà del caso. Ma non credo di riuscire ad andare oltre. Almeno non con il puro scopo di fare fatica.

Mi sdraio su un tavolo al coperto a riflettere. Sono stremato. C’è un vento freddo e piove. Metto un po’ di musica nelle orecchie. Devo prendere la decisione giusta.

La scelta del corridore: faticare ancora due giorni in mezzo al nulla su strade con la massima difficoltà (sabbia, fango, insetti) e arrivare al punto di arrivo predefinito.

La scelta del viaggiatore: sfruttare le bellissime ciclabili di questo paese e raggiungere una stazione dove prendere un treno che mi porti a Berlino, degna conclusione di questo viaggio.

Non sto gareggiando, questo è chiaro fin dall’inizio.

Sono un viaggiatore. O almeno mi piace pensare di esserlo.

Sarebbe stato bello arrivare al Mar Baltico, ma attualmente la mia condizione fisica e mentale mi impongono altro.

Nella mia mente non so ancora se ho fatto la scelta giusta.

Ci penso mentre percorro la ciclabile che mi porta a Neustrelitz.

Ci penso mentre alla stazione guardo con occhi sgranati il programma del viaggio di ritorno (9 treni, 17 ore…. e poi l’auto da Basilea…).

Ci penso durante tutto il viaggio in treno verso la prima tappa del ritorno, guardando il paesaggio che scorre fuori dal finestrino…

Sono fradicio dalla testa ai piedi. La pioggia cade su tutto il nord della Germania.

Ma poi mi trovo a pedalare per Berlino e mi trovo davanti alla porta di Brandeburgo. Magnifica!

Ogni dubbio è scomparso; è stato un viaggio straordinario.

Ripenso a tutto questo durante il bivacco notturno alla stazione centrale di Berlino, tra derelitti, senzatetto e viaggiatori.

Tutti gli alberghi e gli ostelli della città sono pieni, almeno quelli a un prezzo accettabile. Ma dopo che ho bivaccato nei boschi non vedo perché non posso bivaccare in città.

Non è la destinazione che conta, e neanche i chilometri percorsi, ma tutte le piccole avventure vissute e i paesaggi visti.

Ho attraversato la Germania da sud a nord, con passaggi in Svizzera e Repubblica Ceca.

Ho assaggiato cibi tipici, visitato cittadine e villaggi, attraversato foreste, colline, montagne, zone agricole e industriali. Mi sono perso per i mercati. Ho comunicato senza sapere la lingua. Ho dormito all’aperto. Ho conosciuto persone generosissime. Ho pedalato con compagni ciclisti di altri paesi. Ho vissuto metro per metro questo magnifico percorso.

Posso riassumere tutto in due parole: Ho viaggiato.

FINE

Le mie tappe

Siccome spesso ho bivaccato nei boschi o comunque lontano dai centri abitati, i luoghi indicati come partenza e arrivo di una tappa possono essere indicativi e rappresentare il centro abitato più vicino alla mia posizione.

Per la traccia ufficiale del BTG occorre consultare il sito ufficiale a questo link.

•01 – da BASILEA a TUTTLINGEN
Distanza: 153 km
Dislivello: 1910 m+

•02 – da TUTTLINGEN a UNTERHAUSEN
Distanza: 128 km
Dislivello: 2596 m+

•03 – da UNTERHAUSEN a LAUTERBURG
Distanza: 127 km
Dislivello: 2959 m+

•04 – da LAUTERBURG a HORNAUER WEIHER
Distanza: 119 km
Dislivello: 1743 m+

•05 – da HORNAUER WEIHER a HUMMELTAL
Distanza: 143 km
Dislivello: 1907 m+

•06 – da HUMMELTAL a MULDENBERG
Distanza: 126 km
Dislivello: 2401 m+

•07 – da MULDENBERG a NEUWERNSDOR
Distanza: 144 km
Dislivello: 2566 m+

•08 – da NEUWERNSDORF a GRODITZ
Distanza: 151 km
Dislivello: 2556 m+

•09 – da GRODITZ a BEESKOW
Distanza: 155 km
Dislivello: 756 m+

•10 – da BEESKOW a GROSS DOLLN
Distanza: 171 km
Dislivello: 1111 m+

•11 – da GROSS DOLLN a NEUSTRELITZ
Distanza: 73 km
Dislivello: 445 m+

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